Studio Fisioterapico NovaRehab Genova

di Paolo Angelo Basso e Marina Causa, Dottori in Fisioterapia
Fisioterapia

Abusivismo in fisioterapia

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Stop Abusivismo

In Italia l’abusivismo in riabilitazione, negli ultimi anni, ha subito una preoccupante espansione. Le spiegazioni relative a questo fatto sono molteplici: false credenze su facile “business” derivante da questa professione, scarsita’ (spesso assenza) di controlli e sanzioni per i non-professionisti, carenza normativa (quasi totale assenza di pene per chi svolge abusivamente la nostra professione) nonche’ scarsa informazione degli utenti (sottovalutazione dei danni derivanti da trattamenti manuali svolti da abusivi).

I dati presentati all’ultimo Expo Sanita’ di Bologna il 28 maggio 2010, mostrano una situazione estremamente allarmante: i fisioterapisti abusivi in Italia sono 100 mila, il doppio di quelli veri (50 mila circa). Questo dato rappresenta un vero dramma non solo per chi svolge con competenza il proprio lavoro, ma anche per i pazienti, che si trovano (spesso in buona fede) nelle mani di persone incapaci che possono peggiorare le loro gia’ precarie condizioni di salute.

Mentre per altre professioni e’ quasi impossibile ipotizzare un’attivita’ abusiva o illecita (basti pensare a un “falso” ingegnere che progetta ponti o grattacieli) l’abusivismo in riabilitazione non sembra “allarmare” troppo l’opinione pubblica, che spesso relega il nostro operato a “semplici massaggi“.

E’ bene ricordare che questi apparenti “semplici massaggi” se non propriamente eseguiti, rispettando un corretto iter di valutazione, trattamento e verifica dei risultati (conoscenza esclusiva di chi e’ stato adeguatamente formato per svolgere la nostra professione) possono arrecare seri danni.

Il livello professionale, teorico-pratico, di chi ha ottenuto il titolo di Fisioterapista attraverso le scuole regionali (fino alla meta’ degli anni ’90) e oggi attraverso la Laurea in Fisioterapia, rilasciata esclusivamente dagli atenei (universita’ degli studi pubbliche e private riconosciute) e’ tale da garantire la sicurezza dell’operato di ciascun fisioterapista, tenuto a lavorare in cosiddetta “scienza e coscienza“.

Come difendersi?

Le principali regole vanno da quelle del “buon senso” ovvero: dubitare sempre di chi si propone come “guaritore onnipotente”, di chi svolge la propria attivita’ in spazi non adeguati e/o dubbi (abitazioni, retrobottega, negozi, ecc.), di chi non richiede o non vuole prendere visione di referti medici ed esami strumentali (raggi, risonanze, ecografie, TAC, ecc.) e di chi non pone mai dubbi ne’ limiti tecnici al proprio operato.

Per il resto bisogna riferirsi esclusivamente a professionisti riconosciuti, i quali debbono necessariamente essere in possesso del titolo di studio (che dovrebbe essere sempre esposto nel proprio ambulatorio), preferibilmente registrati presso la propria A.S.L. territoriale (anche se, ad oggi, e’ facolta’ di ogni singolo professionista farlo o meno), in regola con le normative vigenti (L. 626) e con il fisco (in caso di regime libero professionale: registrazione della partita i.v.a.) non per ultimo in regola con l’accreditamento E.C.M. (vedere sezione E.C.M.).

Il paziente non dovrebbe avere mai il timore di domandare, il terapeuta di rispondere!(Download Articolo Corriere della Sera)